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Astaroth

ASTAROTH

di Stefano Benni

 

con Nicola Michele e Valentina Sulas

sartoria di scena Adriana Geraldo

tecnico audio luci Paolo Dettori

trucco di scena Lara

 

Regia e impianto scenico Nicola Michele

 

In una quadratura a specchio, come in un giardino dall'anima di metallo, barricato - al pari di un buon vino che nessuno beve - vive Astaroth, la coscienza del nostro diavolo, che esula dall'immagine malefica e si materializza come un'entità giudiziaria al di là del pregiudizio umano. 

Egli è obbligato a giudicare, non sceglie di farlo. E questo ruolo gli sta molto stretto, non ne comprende l'utilità e non ne condivide gli scopi.Forse sarebbe molto più bello ascoltare il canto dei grilli.

Nell'emotività delle anime che arrivano a far visita al nostro diavolo, si colgono delle sfumature paradossali tra chi siamo e chi vorremmo essere: in questo gioco di ruoli e nel vorticoso labirinto dell'assunzione della maschera e della sua caduta, l'interesse si concentra sugli altri attraverso il rapporto con se stesso del protagonista - forse più sincero e più vicino alle passioni umane, che a quelle di eventuali inferi - nel suo “gioco” con le anime di passaggio, che preferiscono "intervenire dal pubblico restando pubblico". 

Nell'epoca della finestra virtuale, osserviamo con una lente ironica degli eventi incredibili quanto reali, ci poniamo degli interrogativi su dove stiamo andando, come le anime in trapasso appunto, e che cosa cerchiamo. In questo mondo, dominato da pochissimi che possiedono moltissimo e popolato da moltissimi grilli al pari di "piccoli diavoletti violinisti, che suonano la loro serenata amorosa e dopo aver suonato muoiono e i corpi non vengono trovati", siamo chiamati a  essere consumatori di qualsiasi cosa, anche della nostra unica possibilità di vita.

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